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Cosa succede al mercato del lavoro di Olbia e dintorni

Dalla terra bruciata intorno a chi chiede il rispetto dei diritti, alla lista nera dei datori di lavoro sfruttatori.

Schiavo stagione estiva

L’eco della “protesta“, neanche troppo convinta, dei datori di lavoro importanti a livello nazionale come Briatore e Borghese, è arrivata anche in Gallura, in particolare a Olbia, dove sarebbe diventato quasi impossibile trovare baristi, camerieri, cuochi, e personale ausiliario: “Pensiamo a baristi robot“, “Pochi curriculum al Talent Day, non hanno voglia”. Stagione a rischio, con l’accusa ai lavoratori locali di essere, nella migliore delle ipotesi, pelandroni e sfaticati a caccia di un datore di lavoro “pollo da spennare”. Trionfo del reddito di cittadinanza e del modello fallimentare del cittadino a 5 stelle che toglie ai poveri per dare ai nullafacenti.

Attualmente sul portale Sardegna Lavoro sono attivi 47 annunci di lavoro per la città di Olbia, gran parte dei quali per chef, camerieri, lavapiatti, addetti alle camere, aiuti cucina e sala, quindi non parrebbe una situazione così allarmante, anche se molto spesso gli imprenditori locali si rivolgono al passaparola, ai social media o ai siti di annunci generici.

E la situazione non è proprio così come la descrivono loro. A parte che, diciamocelo, una stagione piena consente guadagni nettamente superiori al reddito di cittadinanza, imparagonabili. Certo, probabilmente per colpa di pochi disonesti la crisi di incontro tra domanda e offerta di lavoro è generalizzata, ma non sono rari i datori di lavoro locali che, in collaborazione con consulenti del lavoro compiacenti, sistemano e fanno “tornare” le buste paga con premi al posto degli straordinari, ferie aggiunte a casaccio, ore di permesso inserite al posto delle ore di lavoro, ore di straordinario che scompaiono nel nulla, riposi non concessi e turni di durata indefinita pagati, se tutto va bene, fuori busta a forfait, altrimenti a titolo di “prestazione dovuta ma non retribuita”, con tfr, permessi, ‘integrazione irpef – ex bonus Renzi, spesso inclusi nella paga “pattuita” al momento della firma del contratto, per inesperienza o ignoranza del malcapitato, ma che non dovrebbero esserne affatto parte integrante.

Chiedere semplicemente l’applicazione delle norme di legge e dei diritti diventa, in questo ambiente, un rischio: “Lo dico a tutti gli altri, tu a Olbia non lavori più!“. Alzi la mano chi non se lo è sentito dire, almeno una volta, in risposta a una richiesta di spiegazioni su conteggi di ore di lavoro oltre-turno al ribasso, o non contate affatto.

E lo fanno davvero, si chiamano, si consigliano, danno la referenza negativa, il lavoratore è “schedato“, circondato da terra bruciata: “vuole gli straordinari”, “vuole i riposi settimanali sotto ferragosto”, “vuole turni massimo di 8-10 ore”, “non vuole fare gli spezzati”. Ma anche qualcosa di più, la vendetta menzognera che concretizza la minaccia: “Non l’ho confermato questa stagione perchè lavorava male“. Riposi, ferie, turni rispettosi dei ritmi fisiologici di persone che lavorano in piedi senza fermarsi mai in turni che ogni giorno non si sa a che ora finiranno, che non tengono in considerazione i turni del giorno precedente e che riiniziano dopo poche ore, sono puri e semplici “capricci” di personale che non ha “voglia di lavorare” e “lavora male“.

Alcuni provano a difendersi, si rivolgono ai sindacati, all’ispettorato, ma spesso prima di una ispezione arriva la chiamata del consulente del lavoro al capo: “Ispettori in zona, correte ai ripari”. E dunque, in un attimo, nulla di fatto. E non parliamo di eventuali testimoni: il sistema si chiude, il mutuo soccorso tra imprenditori dello stesso settore si attua in forma reticenza, e quasi sempre non si può fare affidamento neanche sui colleghi, che temono di perdere il posto.

Ma adesso, a quanto pare, i lavoratori hanno imparato a fare lo stesso: “quello ti sfrutta”, “quello ti fa lavorare 15 ore e senza riposi”, “quello non paga gli straordinari”, “quello non paga affatto”. Ora anche i datori di lavoro approfittatori sono “schedati“, sputtanati, e soprattutto evitati, e il passaparola, efficacissimo con i lavoratori “pelandroni” è diventato un boomerang. Così può capitare che un Talent day vada semideserto e che i lavoratori locali nel frattempo cerchino occupazione fuori.

Una sistema economico e sociale che vive di turismo e per i turisti e dovrebbe imparare, forse, a mettere al centro sè stesso e i propri cittadini. A Olbia, si sa, praticamente tutti conoscono tutti, e questa è, ormai, un’arma a doppio taglio. Datori di lavoro furbacchioni avvisati.

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